Fabio Specchiulli

Psicoterapia della Gestalt e Musica: il lavoro con le polarità

 Mi diverte immaginare vari modi per utilizzare la musica all'interno della cornice teorica della psicoterapia della Gestalt. A differenza della musicoterapia classica, la quale usa la musica perlopiù per scopi preventivi, riabilitativi e terapeutici, penso all'uso della musica in terapia che abbia come obiettivo migliorare la qualità di vita delle persone e non la loro “cura” dalla patologia. Come recita la preghiera della Gestalt: “Se ci incontreremo sarà bellissimo, altrimenti non ci sarà stato niente da fare”. Allo stesso modo la musica è un incontro di suoni, in un determinato tempo, in un determinato ritmo, suonati in un determinato modo.

Uno degli aspetti centrali sui quali si basa la psicoterapia della Gestalt è il lavoro con le polarità. Cosa sono queste polarità? L'assunto di fondo è che a livello intrapsichico gli esseri umani sono una pluralità di istanze le quali generalmente assumono l'aspetto di interlocutori esterni, e nella seduta si guarda sempre alla persona come se, in un certo senso, fosse più di una. In un'ottica gestaltica il lavoro psicoterapeutico consiste nell'elicitare un avvenimento tra due poli espliciti. Questo processo anche se è solo espressione, si concretizza poi in un'azione, in quanto anche esprimersi è un genere di azione (G. P. Quattrini, 2011). In altre parole, all'interno della stessa persona ci sono tante “persone” ognuna con le proprie caratteristiche le quali si muovono appunto da un estremo all'altro. Ogni persona dunque può essere forte e debole, sicura ed insicura, dolce e acida, affettuosa e anaffettiva, egocentrica e riservata e nessuna di queste esclude la presenza dell'altra. Il problema è che, della coppia, la persona riconosce come propria solo una delle due polarità, negando l'esistenza dell'altra. Quante volte mi è capitato di dire: “sono sempre stato forte, devo essere forte, non posso essere debole” mentre magari il bisogno in quel momento è concedermi un po' di sana debolezza, avendo l'umiltà di chiedere aiuto. Allora scopo della psicoterapia in questo senso è mettere in relazione le polarità opposte e invece che negare l'espressione di una o dell'altra, si lavora affinché ci sia una pacificazione tra esse. Da questo punto di vista, anche in musica molto spesso ci si trova difronte a delle polarità. Se esaminiamo ad esempio alcune caratteristiche del suono come l'altezza, l'intensità, il timbro, il ritmo ci troviamo difronte ad una serie di polarità. Rispetto all'altezza, un suono può essere grave o acuto. Forte e debole invece è un suono rispetto alla propria intensità. Allo stesso modo una musica può essere suonata in modo veloce o in modo lento, può essere allegra ma non troppo, andante con brio. In che modo quindi le caratteristiche del suono e della musica diventano strumento terapeutico a mediazione artistica? La dimensione in cui ci muoviamo è “qui e ora”. Il primo passo può essere rappresentato dal chiedere ad una persona di esprimere ripetutamente quello che sta provando, attraverso dei suoni. Il risultato che ne viene è il proprio mantra, un insieme di suoni, ritmi e vissuti che vengono amplificati ed esagerati. Cosa sta suonando la persona? Suona alcune delle infinite polarità nelle quali si muove la propria esistenza. Da qui, insieme al terapeuta la co-costruzione di senso squisitamente soggettivo. Se la persona produce suoni gravi, la si può invitare a sperimentare e a produrre suoni meno gravi, più acuti. Così se produce suoni lenti o veloci, forti o deboli. E se questi suoni rappresentassero parti della persona? Quali parti sarebbero, quali comportamenti rappresenterebbero e in quali altri modi potrebbero suonare? Può essere attraverso gli strumenti, ma anche attraverso la voce, il battito di mani, il corpo.

Le caratteristiche della musica quindi, diventano nel lavoro terapeutico metafora delle “caratteristiche” della persona, dei propri vissuti, delle proprie polarità e del proprio modo di stare al mondo. Attraverso il fare musica, quindi, la persona può contattare, esprimere ed integrare le proprie polarità.

 

 

 

 

Bibliografia

 

Manarolo G., Ascolto e musicoterapia, ed. Ugo Boccassi, 1999.

Mazzei S., “Creatività e integrazione in psicoterapia”, Estratto da: Qui e Ora Rivista di Gestalt, 2013.

Piccirilli M., Come la mente modifica il cervello, ed. Morlacchi, Perugia, 2011.

Quattrini G. P., Fenomenologia dell'esperienza, ed. Zephyro, Firenze, 2007.

Quattrini G. P., Per una psicoterapia fenomenologico-esistenziale, ed. Giunti, Firenze, 2011.

Ragni S., Le nuove arti terapiePercorsi nella relazione d'aiuto, ed. Franco Angeli, Milano, 2013.

Verucci M., Efficacia della musicoterapia sui sintomi della schizofrenia, in Perilli e Russo, La medicina dei suoni, ed. Borla, Roma, 1998.

 

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