Fabio Specchiulli

Il tempo e il benessere: dalla città europea al villaggio africano. Paziente lentezza

Il sole decide la vita, la luna il tempo di dormire; mi fermo e non ho fretta, qui l’incontro tra persone ha ancora un forte significato. È nella lentezza dell’andare che si scopre il valore dell’orma, è nella lentezza del tempo che si scopre il valore dell’amicizia, dell’amore, dei legami. Lentezza: nel vocabolario è sinonimo di svogliatezza, indolenza, apatia ed è proprio quello che pensiamo degli africani attribuendo loro il profilo di persona stanca, pigra. Ma quest’immagine non viene da un confronto con i ritmi vitali; piuttosto da un paragone con le andature super-accelerate che ci contraddistinguono e a cui siamo assuefatti. In Africa vi è un attraversamento lento dell’esperienza, un rallentamento che ti fa avvicinare alla vita e ti fa scoprire le sue latitudini e profondità. Il tempo non è vissuto per attimi, per flash, con gesti randomizzati paghi solo del continuo mutare, ma è un tempo largo, dilatato, che conserva una sua armonica linearità. Nell’esperienza africana si sperimenta il tempo della riflessione attiva che si nutre di attese, di incontri, di valutazioni, nella piena accoglienza di un passato e di un futuro che non sfuggono. L’abitudine a cambiamenti repentini, immediati ci conduce alla disaffezione per le scelte radicali, frutto di percorsi meditati e principio di rinnovamenti duraturi. Il valore della lentezza viene alla luce osservando come «alcune esperienze decisive per la nostra maturità non sono velocizzabili e possono prodursi solo se avvengono a ritmo lento».

Il rispetto del tempo e dei tempi della vita diviene, allora, compito imprescindibile di ogni comunità educante, capace di scorgere nella lentezza non uno scarto improduttivo, ma un valore aggiunto, fecondo di nuove possibilità. Se, come sostiene De Kerkove, si possono «concepire modi diversi di abitare il tempo», è necessario offrire dimora al tempo dell’attesa, quel tempo dove sembra che nulla accada, tempo che non è solo preparazione di ciò che accadrà, ma accoglienza di ciò che avverrà con i margini dell’imprevedibile. In Africa si pongono le radici per il risveglio della pazienza, la riscoperta dell’attesa vissuta non come vuoto, ma come dimensione necessaria per l’ascolto attento dei propri e altrui bisogni e per la ricerca di un’autentica qualità della vita. Quel vuoto che non è perdita di tempo, ma guadagno di un tempo migliore, rinnovato. «La lentezza è un’esperienza che richiede uno scarto, l’uscita fuori dai binari delle ovvietà culturali» nelle quali siamo immersi. Ma è soltanto grazie alla rinuncia di un tempo ‘produttivo’, che ci si può riappropriare della capacità di pazientare, di ascoltare, di accettare l’alterità senza ridurla ai propri parametri. «La lentezza consente di pensare il valore di esperienze diverse dalla nostra, di comprendere una cultura diversa dalla nostra, sospende il giudizio per approfondire i problemi, per conoscerli, abitarli». E l’Africa insegna che la complessità delle dinamiche umane e culturali non chiede ricette, non cerca soluzioni standard. Esige sì, risposte concrete, ma che non siano semplice fumo negli occhi. Domanda un ascolto attento e un vivo interesse al destino dei popoli, in una comprensione dialogica con il tempo passato e il tempo futuro, nella consapevolezza che «in Africa il giorno dura il giorno» e che il presente invoca un tempo più giusto. 

 

Informazioni


Ha bisogno di un consulto o di informazioni? Compila il form, verrai richiamato presto

Downloadhttp://bigtheme.net/joomla Joomla Templates